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venerdì, 06 novembre 2009, 19:45
posted by darbedat
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"piccola fuga" [da-da]


scatola s o n o r a e vuoto dipinto
batto   le mani
e c o             insegue in chiuso sentiero
                    sonori martelli e soffi di vento
corde in vibrato
con intento di

                     [suono]
 
rallenta,          la fretta
marea fra gli   scogli
risacca           di magma
                     per modello di cera
un favo, e do  d i e s i s
                     allarga la strada

incomincio da due e ritorno

                                     da capo
scatola, inventa

                      cascata in ruscello
montagna è     orizzonte
                      nascosto in passione
é                    incanto di legni scolpiti
salvezza

             naufrago
corde
             muta ricerca
bemolle

         che svolti
  scatole di giochi infantili, sonori
piccola marcia, in cadenza di passo
incauto  
soldatini di piombo    fusi
a                          comando di un re
per nulla che aumenta

              fragore
timore di adulto
              scatola suona

              e
martella ricordi
un sorriso, la corsa
la fretta di un tram
                                dilaga un pianissimo  

dilata il mio tempo e
ammette
            passione
scatola é s u o n o  

[sospeso in rumore ]
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mercoledì, 04 novembre 2009, 16:23
posted by Attraverso
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Mi aspettavo di vederti stasera,
di solito capitava all'imbrunire,
e di sentirti arrivare dal cancello
con le chiavi in mano
con le note di una canzone da fischiettare
con il passo sicuro di chi non cade sul ghiaccio.

Mi aspettavo di sentirti tossire
accendendoti una sigaretta prima di cena,
di sentirti mugugnare per il cibo
con la scusa di non ingrassare mai
di assopirti subito dopo guardando un film
e svegliarti di soprassalto cantando.

Mi aspettavo di non sentire mai più la mancanza
di queste regioni di assenza di essenze
e di appigli per rimandare a domani anche l'oggi.
In questi anni ho contratto più di un pensiero.
In questi anni contorsionevoli.

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tags: attraverso

 
 
mercoledì, 04 novembre 2009, 15:52
posted by Ecatmel
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s'adagia in corridoi domestici

benché il quadrante segni la retta



s'innesta dove la pelle lascia l'impronta

allucinazione tattile d'architettura



altra era

antlanti-dea sgretolata al sale

rottura d'isole narrante la co-scienza

che si dispone trasversale al gioco

delle gocce



il pulsante

pone transizioni in essere



in download

mimetismi ad orologeria


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domenica, 01 novembre 2009, 20:37
posted by darbedat
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alda merini
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domenica, 01 novembre 2009, 17:18
posted by darbedat
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 dopo la morte di mio padre

                       un solco mostrò la    t e r r a  

                                                        presa in altre mani

mia madre lo seguì,                         era il suo modo di amarlo

lo amò per i suoi occhi cerulei 

che continuavano a chiedere

lo amò con la sua mano ferma  e i capelli neri

certa nel sapere, certa  nel tempo perpetuo  di un figlio riconosciuto nella morte

proprio, e prima   che il morire lo raccontasse vivo

non riuscì a pronunciare per se dolore

 

dopo la morte di mio padre

desiderai un orizzonte  chiamato

                                                         s o l o 

per il suo ciclico rappresentarsi

                                                         u g u a l e

per il suo chiudersi   e aggrumarsi   come sangue munto              

                                                         colostro

 

dopo la morte , mio padre

urlò

alzati,

          pica,                                       era l’impulso a mangiare qualsiasi cosa

ma per lui era la gazza 

per me un racconto,

                                                         prima, richiesta di un dio  inconosciuto

 

                                                        dopo, la morte di mio padre

 

 

 

 

 

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giovedì, 29 ottobre 2009, 09:33
posted by darbedat
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o

 

 

                   esplicato sapore 

in attento  e poco

 

  respiro

                 ricamante tele esposte e azioni

lasciate     v u o t i

                   [li ]

a riconoscersi

 

terra d’isola

 

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giovedì, 29 ottobre 2009, 08:17
posted by almerighi
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Ho finalmente previsto l’abisso di pagine
che mi ha preceduto e con esso l’addio
alla pavida solitudine impropria al malato,
non è terrestre il mestiere dell’acqua
ma un attraverso cui andare in cerca di figli
che possiedano la gentilezza del tasso
nel ritrovarsi in fondo alla caduta o alla fonda
nella marsiglia primordiale dei romani,
che il brigante accanisca le sue gabelle,
l’imposta un tempo socchiusa ora fradicia
di tempo e incuria, la valletta gravida
e il marsupiale tinto che possiede il potere
chiuso nel marsupio d’imbrogli a tempo
e sequela, ora lo scandalo, ora la chiesa
a ricostituire un verginità mai ritrovata
nel vendere a chiunque il proprio nulla.

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tags: almerighi

 
 
giovedì, 29 ottobre 2009, 01:20
posted by Ecatmel
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incomprensibile in grammi la liturgia

armonici in vibrazione prolungata

incavano guance arrotondate in stormo

soccorrendo sguardi in cima



fronde smagliate

schiuse appena al suono

che sherpa il fiato, senza cali

masticando ombra dentro il cranio



gramaglie in concime di parola

che sventaglia conche, corde

icone minime, ascensioni quotidiane

all'inesauribile forse redenzione









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mercoledì, 28 ottobre 2009, 11:52
posted by NuoveForme
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È passato un anno.


Trecentosessantacinque giorni più o meno.

(Le parole sono più lunghe dei numeri e quasi mai hanno spazi per essere recitate)

Mamma dalle ossa vuote, Papà dalla voce buia.

(i suoni nel buio non hanno tempo, mai ritornano)

(le ossa sono dei francobolli che non hanno destinatario)

Sono a casa, tra le porte. Potrei essere dovunque.

(Non abito, sopravvivo il silenzio).

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martedì, 27 ottobre 2009, 22:27
posted by Manent
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A guardarlo
Lo sguardo
Manchevole
Inacessibile inamovibile
Lo sguardo,    losguardo
Attraversa
Mancante
Eppure attraversa
Una ragione 
Un motivo
Eppure di sbieco
Senza taglio
Senza fiato
A fianco attraversa
Il fiato prende la mira
Manca
Lo sguardo
appena di sbieco lo sguardo sposta lo sguardo
Attraversa eppure attraversa
L’iride 
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lunedì, 26 ottobre 2009, 21:29
posted by darbedat
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p                        e                      s                   i                        a

             o

                                                                                           scalfire
il proiettile ha attraversato il cranio

un tesserino di riconoscimento intatto
dopo quarantanni di permanenza
                                                                                          in acqua

l’estate del sessantotto
mentre il cantautore intratteneva l’autunno arrivato in anticipo
                                                                                    nei pensieri morti
della classe 
                                      morta
due gemelli suonavano la grancassa
dove il direttore, triste, intrecciava il tempo con le fibre di olmi 
                                                                                capitozzati in approdo

 

 

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tags: cantor, impero persiano

 
 
venerdì, 23 ottobre 2009, 22:22
posted by keepItClean
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Mi piace l'odore delle castagne.

 

Vado tenendo in pugno

sguardi affrancati

e parole sull'autunno

blaterato il disgusto dell'estate

 

...e piango il possibile

rigurgito racconti di donne nude

sorrido

 

tutte le cose che ho voluto

 

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tags: accadimenti